Il Consiglio superiore del lavoro (1903-1923), a cura di Giorgio Vecchio. Milano: Franco Angeli, c1988. 478 p. (Fondazione Giulio Pastore. Economia e sociologia del lavoro; 5).

Il Consiglio superiore del lavoro – istituito nel 1902 e attivo dal 1903, soppresso dal governo Mussolini nel 1923 – costituì il primo esempio italiano di partecipazione istituzionale delle forze sociali all’elaborazione di una moderna politica del lavoro. In tal modo esso si trovò ad attraversare alcuni tra i periodi più densi di significato e di conseguenze per l’Italia contemporanea: dagli esordi dell’epoca giolittiana, contrassegnata dal concorso e dalla parabola di diversi «riformismi» agli anni della grande guerra, dall’immediato difficile dopoguerra all’avvento del regime fascista e al nuovo tentativo di riorganizzazione dello Stato italiano. Una vicenda ormai lontana, dunque, ma divenuta in tempi recenti di indubbia attualità: basti pensare ai sempre più diffusi e serrati dibattiti sulla forza degli «interessi» (organizzati e non) nella società del ‘900, oppure alle riflessioni sugli intrecci tra di essi e le forme di rappresentanza politica. Né possono essere trascurati gli spunti relativi alla concezione ed al ruolo del sindacato entro le istituzioni, così come le questioni inerenti al rapporto tra politica ed amministrazione ed allo sviluppo dei vari consigli tecnici. L’interesse dell’argomento ha perciò sollecitato una ricostruzione complessiva delle vicende del Csl condotta secondo canoni interdisciplinari e chiamando quindi a raccolta storici della politica e delle istituzioni, dell’amministrazione e delle idee, dell’economia e dei movimenti sociali e politici. La ricerca - guidata da Giorgio Vecchio, dell’Università cattolica di Milano – è stata voluta direttamente dal Consiglio Nazionale dell’Economia (CNE) e del lavoro ed attuata grazie al particolare impegno della Fondazione Giulio Pastore e dell’Archivio per la storia del movimento sociale cattolico in Italia.